Sulla comunicazione editoriale

Sulla comunicazione editoriale

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Con l’avanzare del progresso tecnologico e con il crollo dei costi di produzione che lo stesso ha comportato, si è osservato l’emergere di due trend apparentemente contrapposti tra loro: l’aumento nel numero di professionisti della comunicazione visiva, molto preparati ed affidabili, e la diminuzione della qualità dei supporti editoriali in commercio.
Particolare delle griglie utilizzate nella grafica editoriale per creare la struttura delle pagine
Particolare delle griglie utilizzate nella grafica editoriale per creare la struttura delle pagine

L’apparente contrapposizione, in realtà, è facilmente spiegabile: se da un lato sempre più giovani hanno avuto (e continueranno ad avere) la possibilità di accedere ad un lavoro che solo fino a qualche decennio fa era ad esclusivo appannaggio di poche agenzie e pochi professionisti, dall’altro proprio questa nuova democraticità ha creato una base, poco più che amatoriale, in grado di poter accedere ai software ed alle tipografie in maniera più economica.

Il software, infatti, sembra essere l’elemento che ha rivoluzionato il mercato, e con questo la forma mentis dell’operatore…
Pensiamo ad esempio a quanto avvenuto con la macchina da scrivere: la macchina da scrivere era uno strumento bellissimo, iconico, romantico e “materiale”, con quegli inconfondibili rumori meccanici e quel *ding* di fine corsa; ma era anche uno strumento lento, capace di produrre una sola copia alla volta (o tre, con la carta carbone), impreciso se dato in mani poco esperte.
I computer ed i primi software di video scrittura rivoluzionarono la capacità di comunicazione, rendendo possibile la stampa simultanea di più copie dello stesso documento, allargando la platea di operatori e diminuendo i “pasticci d’inchiostro” che venivano fatti per emendare un errore. Gli errori scomparirono, la comunicazione aumentò.

I software chiamati generalmente di grafica computerizzata hanno svolto, più o meno allo stesso modo, la stessa funzione “disruptive” della macchina da scrivere… Ecco che la brochure d’invito alla festa di compleanno di mio figlio è passata dall’essere una fotocopia stampata su carta colorata ad un pieghevole con colori, disegni di cartoni animati e caratteri allegri e scherzosi. E cosa ci sarebbe di male in questo? Assolutamente nulla!
I computer hanno fatto progredire l’umanità, e l’hanno fatta avanzare ad una velocità aumentata in maniera esponenziale, ma allo stesso modo hanno svilito alcune sacche di professionalità, alcune specializzazioni che avevano una funzione di comunicazione molto importante verso il lettore.

Alcuni stili di carattere impostati per rendere coerente la comunicazione visiva attraverso una codifica del messaggio
Alcuni stili di carattere impostati per rendere coerente la comunicazione visiva attraverso una codifica del messaggio

Nel 1967 Marshall Mc Luhan (professore di sociologia di Toronto) pubblicò assieme a Quentin Fiore (graphic designer) un libro chiamato “il Medium è il massaggio“, nel quale si prendeva in considerazione non soltanto il contenuto del testo, ma anche la forma e la relativa commistione tra i due al fine di produrre quella che, in maniera semplicistica, chiamiamo la comunicazione o, appunto, il messaggio.

Tale libro appare oggi più attuale che mai per aiutarci nell’osservazione dell’evolversi della comunicazione aziendale, perché se è evidente che la rivoluzione digitale ha diminuito sensibilmente l’utilizzo della carta (pensiamo alle email), è altresì evidente che i cari vecchi documenti cartacei superstiti presentano la dicotomia di cui all’inizio dell’articolo; alcune aziende illuminate (o spesso aziende con una maggiore capacità economica) si prodigano nel creare comunicazioni di qualità, mentre la maggioranza ancora non riconosce il valore che il mezzo (il medium appunto) riveste nel veicolare il messaggio.

Il discorso non vale soltanto per la comunicazione editoriale, ma funziona benissimo da cartina di tornasole per evidenziare il problema. I siti internet sono stati per molto tempo un altro elemento di analisi interessante, se si considera la scarsa fruibilità  dei vecchi portali dell’internet 1.0, ma per questi ultimi il discorso è diverso: internet è una realtà assai più giovane, il feedback commerciale è più immediato e più quantificabile dalle analisi statistiche (quindi c’è maggiore sensibilità al lavoro professionale acquistato), l’evoluzione dei linguaggi di programmazione applicati al web è una cosa recente…
Si torna quindi a bomba alla rivoluzione dei software di grafica computerizzata.
È importante dimostrare con impegno quotidiano come non sia il software a compiere il miracolo della comunicazione, bensì la mente che c’è dietro!

Nei vecchi film di una volta (penso al film “tutti gli uomini del presidente” con Robert Redford e Dustin Hoffman)  si vedono spesso sequenze di redazioni piene di reporter impegnati nella stesura dei loro articoli sulle macchine da scrivere dal ticchettio ipnotizzante, inquadrature di enormi macchine rombanti impegnate in un infinito lavoro di rotative e rulli in azione, e poi ancora, da qualche parte, uomini impegnati ad applicare (come fosse un collage per bambini) lingue di carta su una tavoletta di legno, discutendo su dimensioni e colonne e pesi…
Quelle scene mostrano in maniera cristallina come la sostanza del messaggio sia sempre stata, in maniera indissolubile, legata alla forma con cui essa veniva presentata, e come il medium, sia sempre stato un mezzo, per l’appunto per migliorare la fruizione del messaggio, si trattasse di macchine da scrivere e menabò, oppure di documenti word ed indesign.

La tecnologia ci ha dato oggi la libertà di poter svolgere la comunicazione aziendale in maniera più veloce, più professionale e più economica. Possiamo scegliere carta coated o uncoated, carta goffrata, reciclata, con rivestimento in velluto oppure profumata; possiamo stampare 1000 copie di una rivista a quello che era una volta il costo di 100 fotocopie, abbiamo la possibilità di veicolare il messaggio in maniera migliore.

Ma dobbiamo sapere scegliere sulla professionalità, fidarci del ruolo che la comunicazione visiva oggi più che mai riveste nella nostra società e scommettere sui frutti che questa scelta potrà dare, se sceglieremo di fare l’extra mile che i nostri tempi possono offrirci.

 

una facciata di una rivista vista dal software di grafica editoriale indesign